Loading...
Primo piano di mani intrecciate e serrate con forza, gesto che esprime ansia, tensione emotiva e disagio interiore, simbolo di stress psicologico e difficoltà emotive.
14 Gennaio 2026

Ci sono momenti in cui l’ansia non si manifesta come un pensiero chiaro o una paura definita.
È piuttosto una tensione costante, una difficoltà a rilassarsi davvero, come se il corpo restasse sempre un passo avanti, pronto a reagire.

Molte persone raccontano di sapere che non c’è un pericolo reale, di essere preparate, razionali, consapevoli.
Eppure il respiro resta corto, i muscoli contratti, il sonno leggero. È come se il corpo non ricevesse il messaggio che può abbassare la guardia.

Dal punto di vista psicologico e neurofisiologico, questo accade perché l’ansia non è solo un’esperienza mentale.
È uno stato di allerta del sistema nervoso, che può mantenersi attivo anche quando la mente ha già compreso che non c’è nulla da temere; non risponde alle spiegazioni razionali, ma ai segnali di sicurezza o di minaccia.
Se il corpo ha imparato, nel tempo, che è necessario restare vigili, controllare, anticipare, farà fatica a rilassarsi solo perché “va tutto bene”.

Ed è proprio da qui che ha senso iniziare a guardarla.

È spesso qui che nasce la sensazione più difficile da tollerare: fare tutto “nel modo giusto” e continuare a sentirsi in allerta.

L’ansia non è un errore, ma una risposta automatica che si è stabilizzata.

Ansia e iper-attivazione: cosa succede nel sistema nervoso

Quando parliamo di ansia che non si calma, spesso parliamo di iper-attivazione.
Uno stato in cui il corpo resta costantemente acceso, anche in assenza di pericoli immediati.

Questo può manifestarsi attraverso:

  • tensione muscolare persistente
  • respiro superficiale
  • difficoltà a rallentare o a riposare davvero
  • stanchezza mentale e fisica

Alcune persone sviluppano questa modalità molto presto: imparano a funzionare sotto pressione, a gestire responsabilità, aspettative e giudizi.

All’esterno appaiono competenti, solide, affidabili.
Dentro, però, il sistema nervoso non smette mai davvero di lavorare.

Perché cercare di calmarsi spesso non funziona

Quando l’ansia diventa debilitante, il tentativo più spontaneo è quello di controllarla:
cercare di rilassarsi, calmarsi, spegnerla.

Il paradosso è che, per molte persone, questo sforzo aumenta l’attivazione.
Il corpo interpreta il controllo come un segnale implicito di pericolo:
“Se devo calmarmi così tanto, allora c’è qualcosa che non va.”

Si crea così un circolo vizioso:
più si cerca di placare l’ansia, più l’attenzione resta focalizzata su di essa, mantenendo il sistema nervoso in allerta.

Da dove partire davvero: la regolazione del corpo

Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha chiarito che l’ansia non è solo un’esperienza psicologica, ma uno stato psicofisiologico complesso che coinvolge il sistema nervoso e i meccanismi di regolazione dello stress.

Una revisione scientifica pubblicata su MDPI mostra che interventi sullo stile di vita, in particolare attività fisica regolare, qualità del sonno e alimentazione equilibrata, sono associati a una riduzione significativa di stress e ansia.

Questi fattori agiscono su processi concreti: riducono i livelli di cortisolo e aiutano il corpo a uscire da uno stato di iper-attivazione.

Il movimento favorisce una migliore regolazione del sistema nervoso.
Un sonno di qualità consente al cervello di modulare più efficacemente le emozioni.
Un’alimentazione equilibrata sostiene l’equilibrio neurochimico e l’asse intestino–cervello.

Il dato più importante è che nessuno di questi elementi agisce da solo.
I benefici maggiori emergono quando vengono considerati insieme, come parte di un sistema di regolazione globale.

Prima ancora di lavorare sui pensieri, il corpo ha bisogno di segnali concreti di sicurezza per poter rallentare.

Non eliminare l’ansia, ma partire dalla riduzione dell’allerta

In questa prospettiva, il lavoro sull’ansia cambia direzione.
Prima di intervenire sui contenuti mentali o sulle dinamiche psicologiche, è necessario abbassare il livello di attivazione di base del sistema nervoso.

Quando il corpo è costantemente in allerta, qualsiasi lavoro psicologico rischia di rimanere in superficie.
Il sistema nervoso ha bisogno di sentirsi sufficientemente sicuro per poter elaborare, riflettere e integrare nuove comprensioni.

Ridurre l’allerta non significa evitare l’ansia, ma creare le condizioni perché possa essere affrontata in modo più efficace.
Solo quando il corpo inizia a rallentare, anche la mente diventa più disponibile al lavoro psicologico.

L’intervento sull’ansia, quindi, non è “o corporeo o psicologico”, ma un lavoro integrato, che parte dalla regolazione del sistema nervoso e prosegue con l’elaborazione psicologica.

Quando l’ansia diventa un segnale da ascoltare

Un’ansia che non si calma non è segno di debolezza né di mancanza di controllo.
È spesso il segnale di un sistema che ha funzionato a lungo sotto pressione e che oggi chiede qualcosa di diverso: più ascolto, più regolazione, più spazio.

In un percorso psicologico è possibile lavorare su questi aspetti in modo graduale, aiutando il corpo a uscire dallo stato di allerta e costruendo una regolazione più stabile e sicura.

Se senti che è il momento giusto, prenota un primo incontro, ricevo a Brescia e Online.

FONTI E RIFERIMENTI

  • Bowlby, J. (2018). Attaccamento e perdita. Vol. 1: L’attaccamento. Torino: Bollati Boringhieri.

  • Gilbert, P. (2019). La mente compassionevole. Firenze: Giunti Psychometrics.

  • Winnicott, D. W. (2017). Gioco e realtà. Milano: Raffaello Cortina Editore.

  • Young, J. E., Klosko, J. S., & Weishaar, M. E. (2017). La Schema Therapy. Guida alla terapia cognitivo-comportamentale per i disturbi di personalità. Trento: Erickson.

  • Flett, G. L., & Hewitt, P. L. (2002). Perfectionism: Theory, Research, and Treatment. Washington, DC: American Psychological Association.

  • Sarris, J., et al. (2014). Lifestyle medicine for depression, anxiety and stress-related disorders: a systematic review. International Journal of Environmental Research and Public Health (MDPI), 11(12), 13021–13051.