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Quando il partner fatica a comprendere le emozioni: segnali da riconoscere e impatto sulla relazione.

Una coppia si tiene per mano mentre guarda in direzioni opposte davanti a un muro con motivi geometrici bianchi e neri.
01 Luglio 2026

Ti è mai capitato di sentirti triste, frustrato o ferito e di ricevere in risposta un semplice: «Stai esagerando», «Non capisco perché te la prendi così» oppure «Non pensarci»?

In quei momenti può nascere una sensazione difficile da spiegare: quella di non sentirsi visti, compresi o accolti emotivamente dal proprio partner.

Spesso si pensa che questo comportamento sia dovuto a disinteresse o mancanza di amore. In realtà, in molti casi, ciò che osserviamo è una difficoltà nella gestione e nella comprensione delle emozioni: una forma di bassa intelligenza emotiva.

Che cos'è l'intelligenza emotiva?

L'intelligenza emotiva è la capacità di riconoscere, comprendere, esprimere e regolare le proprie emozioni, oltre a saper cogliere e comprendere quelle degli altri. Non si tratta di una caratteristica innata che si possiede o non si possiede, ma di una competenza che può essere sviluppata nel tempo. Le ricerche di John e Julie Gottman mostrano come questa abilità rappresenti uno dei pilastri fondamentali delle relazioni affettive soddisfacenti e durature. Avere una difficoltà in quest'area non significa essere una persona fredda, egoista o incapace di amare. Molte persone sono cresciute in contesti in cui le emozioni venivano ignorate, minimizzate o considerate un segno di debolezza. Per questo motivo possono non aver sviluppato strumenti adeguati per riconoscerle ed esprimerle.

I segnali più comuni

1. Fatica a dare un nome alle proprie emozioni

Quando chiedi come si sente, le risposte sono spesso:

  • «Bene»

  • «Niente»

  • «Non lo so»

  • «Sono stanco»

Dietro queste risposte può esserci una reale difficoltà a riconoscere ciò che accade nel proprio mondo emotivo.

2. Tende a minimizzare ciò che provi

Frasi come:

  • «Non è così grave»

  • «Ti fai troppi problemi»

  • «Dovresti lasciar correre»

spesso non nascono da cattiveria, ma dall'incapacità di stare a contatto con il disagio emotivo, proprio o altrui. Quando però queste risposte diventano abituali, la persona che le riceve può sentirsi progressivamente sola nella relazione. Immagina di raccontare al tuo partner una giornata difficile al lavoro. Invece di chiederti come stai o cosa è successo, ti risponde: "Capita a tutti, non pensarci". Probabilmente il suo intento è rassicurarti, ma ciò che ricevi è la sensazione che il tuo vissuto non abbia trovato spazio.

3. Diventa difensivo molto rapidamente

Un semplice tentativo di parlare di un problema viene percepito come un attacco personale.

Invece di ascoltare, il partner cerca immediatamente di:

  • giustificarsi;

  • spiegare perché ha ragione;

  • spostare l'attenzione sull'altro.

Questo rende difficile affrontare i conflitti in modo costruttivo.

4. Ha poca capacità di assumersi la responsabilità

Tutti commettiamo errori. La differenza sta nella capacità di riconoscerli.

Le persone con scarsa consapevolezza emotiva tendono più facilmente a:

  • trovare colpe esterne;

  • attribuire la responsabilità agli altri;

  • sentirsi minacciate dal feedback.

Ammettere un errore richiede infatti una certa tolleranza verso emozioni come vergogna, delusione e vulnerabilità.

5. Si chiude durante i conflitti

Alcuni partner smettono improvvisamente di parlare, si allontanano o interrompono ogni comunicazione.

Questo comportamento non sempre è manipolativo. Talvolta rappresenta un tentativo di proteggersi da un'intensità emotiva che non riescono a gestire. Tuttavia, quando diventa uno schema abituale, può generare distanza e frustrazione nella coppia.

Come influisce sulla relazione?

Quando uno dei partner fatica a comprendere e gestire il mondo emotivo, la coppia può entrare in un circolo vizioso.

Una persona cerca vicinanza emotiva.

L'altra si sente sotto pressione.

Più il primo insiste, più il secondo si ritrae.

Più il secondo si ritrae, più il primo si sente solo.

Con il tempo possono comparire:

  • incomprensioni frequenti;

  • risentimento;

  • senso di solitudine nella relazione;

  • conflitti che si ripetono senza trovare una soluzione.

Molte coppie arrivano a pensare che il problema sia la mancanza di amore, quando in realtà stanno sperimentando una difficoltà di connessione emotiva.

Si può cambiare?

La buona notizia è che l'intelligenza emotiva non è una caratteristica fissa.

Può essere allenata attraverso:

  • una maggiore consapevolezza delle proprie emozioni;

  • l'ampliamento del vocabolario emotivo;

  • l'ascolto empatico;

  • la capacità di validare l'esperienza dell'altro;

  • il lavoro personale o di coppia.

Le ricerche mostrano che le competenze emotive possono essere apprese e migliorate nel corso della vita.

Come comportarsi con un partner che ha una bassa intelligenza emotiva

Avere accanto una persona che fatica a riconoscere e comprendere le emozioni può essere frustrante.

  • parlare delle proprie emozioni usando frasi in prima persona;
  • scegliere momenti tranquilli per affrontare i conflitti;
  • esprimere chiaramente i propri bisogni;
  • riconoscere anche i piccoli cambiamenti;
  • valutare un percorso di coppia quando necessario.

Una domanda utile da porsi

Prima di concludere che il proprio partner sia insensibile o disinteressato, può essere utile chiedersi:

"Sta scegliendo di non comprendermi oppure non ha mai imparato davvero come farlo?"

La risposta non giustifica comportamenti che fanno soffrire, ma può aiutare a osservare la situazione con maggiore chiarezza e a individuare nuove possibilità di dialogo e crescita.

Quando chiedere aiuto

Riconoscere che una relazione sta attraversando un momento di difficoltà è già un primo passo importante. Non è necessario aspettare che i problemi diventino insormontabili per chiedere aiuto.

Un percorso psicologico può aiutare a comprendere meglio le dinamiche della relazione, migliorare la comunicazione e sviluppare strumenti concreti per affrontare i conflitti in modo più costruttivo.

Se ti sei riconosciuto in alcune delle situazioni descritte e desideri approfondirle, puoi contattarmi per un primo colloquio individuale o di coppia.

RIFERIMENTI E FONTI

  • Bowlby, J. (1988). Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell'attaccamento. Raffaello Cortina Editore.
  • Cigoli, V., & Scabini, E. (2006). Relazione familiare: la prospettiva psicologica. publicatt.unicatt.it 
  • Goleman, D. (1996). Intelligenza emotiva. Che cos'è e perché può renderci felici. Rizzoli.
  • Goleman, D. (2007). Intelligenza sociale. Rizzoli.
  • Gottman, J. M., & Silver, N. (2016). Sette regole per far funzionare la coppia. BUR Rizzoli.
  • Johnson, S. M. (2020). Tienimi stretto. Sette conversazioni per una vita d'amore. Raffaello Cortina Editore.
  • Siegel, D. J. (2013). La mente relazionale. Neurobiologia dell'esperienza interpersonale. Raffaello Cortina Editore.
  • Stern, D. N. (2005). Il momento presente. In psicoterapia e nella vita quotidiana. Raffaello Cortina Editore.